Le donazioni andranno a sostenere cinque progetti avviati dall’Università di Bologna: un laboratorio per la valutazione della conformità dei dispositivi di protezione sanitaria, un sistema di telemedicina per il controllo remoto dei pazienti, nuove tecniche per la diagnosi e il contenimento della malattia, produzione di componenti per i respiratori polmonari, sviluppo di nuovi materiali per le mascherine di tipo FFP3

Fin dall’inizio dell’emergenza coronavirus, la comunità scientifica dell’Università di Bologna si è attivata per offrire aiuto al personale sanitario e per sviluppare soluzioni utili a contenere l’epidemia. Un impegno che, superata la prima fase emergenziale, diventa ora strutturato, con l’avvio di progetti di ricerca e la creazione di laboratori specializzati. Per i quali l’Università di Bologna intende coinvolgere tutti coloro che vogliono dare il loro contributo.

Nasce così “Proteggere e Curare”, una campagna di crowdfunding dedicata a sostenere i progetti e le soluzioni ideati dai docenti e dai ricercatori dell’Alma Mater per fermare l’epidemia da Covid-19 e per offrire protezione e sostegno ai medici e al personale sanitario impegnato tutti i giorni negli ospedali e nelle strutture di cura.

“L’Università di Bologna si è subito attivata per far fronte all’emergenza coronavirus mettendo a disposizione del territorio le sue risorse e le sue competenze, con laboratori di ricerca per la produzione di servizi utili alla cura dei pazienti e alla protezione del personale sanitario”, dichiara il rettore Francesco Ubertini. “Ora, per continuare a promuovere e per moltiplicare queste attività, abbiamo voluto creare un meccanismo di sostegno finanziario aperto a tutti: una piattaforma di crowdfunding che racconta il nostro impegno e i nostri progetti, offrendo la possibilità di sostenerli con una donazione”.

Sono cinque le iniziative di ricerca che si potranno sostenere: la creazione di un laboratorio per la valutazione della conformità di sicurezza dei dispositivi di protezione sanitaria, l’avvio di un sistema di telemedicina per il controllo remoto dei pazienti, la messa a punto di nuove tecniche per la diagnosi e il contenimento della malattia, la produzione di componenti per i respiratori polmonari, lo sviluppo di nuovi materiali nanostrutturati per le mascherine di tipo FFP3.

PROTEGGERE E CURARE: “VALUTAZIONE DELLA CONFORMITÀ DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE SANITARI”

Con la diffusione in Italia dell’emergenza coronavirus, in pochi giorni, grazie all’apporto di volontari, docenti, ricercatori e dottorandi dell’Università di Bologna, è stato messo in funzione un laboratorio di analisi per la valutazione della conformità di sicurezza delle mascherine e degli altri presidi sanitari utilizzati dal personale medico.

Superata l’emergenza – sottolineano i promotori del progetto Cristiana Boi del Dipartimento di Ingegneria civile, chimica, ambientale e dei materiali e Francesco Saverio Violante del Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche – sarà necessario avere un laboratorio universitario specializzato per queste importanti che sia operativo in modo permanente, in modo da poter validare rapidamente mascherine, camici e altri dispositivi protettivi, essenziali in caso di nuove crisi sanitarie.

PROTEGGERE E CURARE: “FOLLOW-UP REMOTO DEI PAZIENTI AFFETTI DA COVID-19”

La gestione dei pazienti affetti da Covid-19 richiede l’adozione di complesse misure per limitare il contagio sia tra i familiari che tra il personale sanitario. Per diminuire il rischio di contagio senza compromettere l’attività di assistenza dei malati, il progetto – presentato da Igor Diemberger del Dipartimento di Medicina specialistica, diagnostica e sperimentale e da Lorenzo Chiari del Dipartimento di Ingegneria dell’energia elettrica e dell’informazione “Guglielmo Marconi” – si propone di utilizzare metodologie e dispositivi non-invasivi simili a quelli già in uso per il monitoraggio di soggetti afflitti da scompenso cardiaco.

Adattando questi strumenti al controllo a distanza dei pazienti colpiti da Covid-19 sarà possibile garantire un monitoraggio costante in sicurezza, limitando così il contatto fisico con il personale sanitario. E il sistema potrebbe essere utilizzato anche per controllare i pazienti che si trovano in ambiente extra-ospedaliero e quelli in convalescenza nelle loro abitazioni, dopo la fase acuta della malattia.

PROTEGGERE E CURARE: “DIAGNOSI, PREVENZIONE E CONTENIMENTO DELLA DIFFUSIONE DEL COVID-19”

Il progetto nasce da una collaborazione tra un gruppo di ricerca guidato da Giuseppe Gasparre e Caterina Garone del Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche e alcune unità operative ospedaliere del Policlinico di Sant’Orsola, con l’obiettivo di contenere l’infezione pandemica da Covid-19 attraverso strumenti di diagnosi rapida.

L’obiettivo è arrivare ad identificare, attraverso nuove tecniche diagnostiche, i pazienti asintomatici o quelli che manifestano sintomi lievi, coinvolgendo nell’analisi soggetti potenzialmente a rischio di contagio come il personale sanitario o i degenti ricoverati in reparti ospedalieri non riservati ai pazienti Covid-19. Dopo un primo campione di 100 soggetti testati, i ricercatori prevedono di arrivare alla validazione della nuova metodologia, che offre una riduzione dei tempi di diagnosi, una riduzione del rischio di contaminazione biologica degli operatori e la più facile individuazione anche dei soggetti già infettati dal virus.

PROTEGGERE E CURARE: “REALIZZAZIONE DI COMPONENTI IN MATERIALE POLIMERICO”

In queste ultime settimane, i respiratori polmonari sono diventati strumenti noti a tutti nella quotidiana battaglia contro l’epidemia da Covid-19. Per favorire una maggiore e rapida disponibilità di elementi e pezzi di ricambio destinati a queste indispensabili attrezzature mediche, ricercatori dell’Università di Bologna, guidati da Sara Bagassi del Dipartimento di Ingegneria industriale, presso il Tecnopolo di Forlì, hanno messo a disposizione il loro laboratorio per avviare la produzione di componenti in materiale polimerico, mediante un processo di fabbricazione additiva, utilizzando una stampante 3D professionale.

Grazie alle attrezzature a disposizione che utilizzano la tecnica FDM (Fused Deposition Modelling), i ricercatori dell’Ateneo sono in grado di realizzare in tempi rapidi componenti, anche di geometria complessa, a partire da un semplice disegno CAD. E il laboratorio è anche in grado di ricavare da campioni reali, attraverso la scansione tridimensionale, le digitalizzazioni 3D necessarie per la realizzazione rapida di parti di ricambio destinate ai respiratori polmonari.

PROTEGGERE E CURARE: “SVILUPPO DI MATERIALI NANOSTRUTTURATI PER MASCHERINE FFP3 DI PROTEZIONE CONTRO VIRUS E MACCHINA PER LA LORO PRODUZIONE”

Promosso da Andrea Zucchelli del Dipartimento di Ingegneria industriale, Maria Letizia Focarete del Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician” e Davide Fabiani del Dipartimento di Ingegneria dell’energia elettrica e dell’informazione “Guglielmo Marconi”, il progetto prevede la produzione di nanofibre polimeriche ad elevata carica elettrostatica residua, da utilizzare per rivestire i comuni materiali filtranti per mascherine, conferendo loro la capacità protettiva rispetto a rischi di contaminazione da batteri e virus.

Il progetto si articola in due attività parallele: la prima riguarda la realizzazione di un sistema flessibile per la produzione di massa di nanofibre, mentre la seconda riguarda l’ottimizzazione della deposizione di queste nanofibre per ottenere un più elevato potere filtrante, permettendo anche la trattazione di più polimeri contemporaneamente. Una produzione di prototipi ha già dimostrato la fattibilità del progetto, evidenziando i benefici ottenibili da questa ricerca.

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