I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Rimini, in esecuzione ad una misura di prevenzione patrimoniale disposta dal Tribunale di Rimini, hanno sequestrato – tra le province di Rimini, Pesaro e Napoli – immobili, quote societarie e rapporti di conto corrente per un valore complessivo di oltre 1 milione di euro.
I beni sottoposti a vincolo sono risultati nella disponibilità di D.F., classe ’60, nato a Giugliano in Campania (NA), soggetto socialmente pericoloso e considerato una figura rilevante nell’ambito del panorama criminale delle zone della Riviera Romagnola e, in particolare, delle province di Pesaro e Rimini, con precedenti per bancarotta fraudolenta, estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori e reati fiscali.
Il provvedimento ablativo, disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Rimini, costituisce l’epilogo di articolate indagini economico-patrimoniali condotte, ai sensi del cd. “Codice Antimafia”, dalle fiamme gialle dei Nuclei di Polizia Economico Finanziaria di Bologna e di Rimini, sotto la direzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna nella persona del Sostituto Procuratore della Repubblica Stefano Orsi, finalizzate al recupero di beni illecitamente detenuti.
Gli accertamenti compiuti dai finanzieri hanno, in primo luogo, consentito di riscontrare la pericolosità sociale del proposto attraverso la ricostruzione del suo curriculum criminale e della sua contiguità con ambienti della criminalità organizzata campana ed in particolare con il clan “Mallardo”, anche sulla base delle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia.
Le investigazioni patrimoniali hanno, poi, permesso di accertare un rapporto di particolare “sproporzione” tra i redditi dichiarati dallo stesso e dal suo nucleo familiare e il patrimonio immobiliare e mobiliare riconducibile alla sua effettiva disponibilità che, di conseguenza, è stato sottoposto a sequestro in quanto ritenuto acquisito con proventi frutto di attività illecite.
L’attività di servizio conferma, ancora una volta, come uno dei prioritari obiettivi del Corpo è quello di aggredire, con le misure di prevenzione, i patrimoni illecitamente accumulati dalla cd. “criminalità da profitto”, ovvero da coloro i quali vivono di traffici delittuosi o traggono il proprio reddito dai proventi dell’attività criminale.

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